Facciamo sedere l’economia circolare a tavola

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Riciclo 17 Agosto, 2021

Facciamo sedere l’economia circolare a tavola

Secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) nell'UE vengono generati ogni anno qualcosa come 88 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, che equivalgono a circa il 20% della produzione alimentare. Si stima che una quantità tale di alimenti sprecati potrebbe sfamare 200 milioni di persone.

E non finisce qui. Pensiamo all’acqua e al terreno che vengono utilizzati per produrre cibo che non verrà mai mangiato, in termini di perdita di risorse idriche e di biodiversità. Inoltre, la produzione e lo smaltimento dei rifiuti alimentari generano 170 milioni di tonnellate di CO2 che rappresentano il 6% delle emissioni di gas serra dell'Unione Europea. A proposito dell’effetto della CO2 sui cambiamenti climatici è stato recentemente pubblicato il rapporto dell’Ipcc che conferma un semplice concetto: chi spreca contribuisce al cambiamento climatico.

E’ evidente che siamo di fronte (almeno) a un doppio problema generato dallo spreco alimentare: l’impatto ambientale e la lotta alla malnutrizione. Non per niente il dimezzamento dello spreco alimentare è uno degli obiettivi SDG da raggiungere entro il 2030!

Come fare?

Potremmo cominciare applicando l’approccio dell’economia circolare al sistema di produzione e consumo di cibo. Utilizzando la definizione fornita dalla Ellen MacArthur Foundation, un sistema del cibo circolare emula consapevolmente i sistemi naturali di rigenerazione in modo che i rifiuti non esistano, ma siano invece materia prima per un altro ciclo. Ad esempio, in un tale sistema i rifiuti possono ritornare al suolo sotto forma di fertilizzante organico oppure i rifiuti che hanno le caratteristiche per diventare sottoprodotti possono ancora fornire un valore entrando in altri cicli produttivi (ad es. le bucce d’arancio per la produzione di filato).

Ad ogni tipo di spreco la sua soluzione

Per parlare di soluzioni concrete dobbiamo però distinguere tra due diversi tipi di spreco: lo spreco che si verifica a livello della produzione e della distribuzione degli alimenti, che è dovuto principalmente alla mancanza di tecnologia e di strumenti per produrre e conservare in modo efficiente, e lo spreco che si verifica invece a livello dei consumatori, che dipende in larga misura da abitudini sbagliate nel fare la spesa e trattare gli avanzi domestici. 

Lo spreco del consumatore

Proprio perché lo spreco che avviene alla fine della filiera dipende da una serie di abitudini sbagliate, si può fare molto per prevenirlo! Ecco un semplice elenco:

  • Interpretiamo correttamente le diciture “da consumarsi preferibilmente entro” e “da consumarsi entro”; la prima si riferisce alla qualità di quel cibo, che può essere consumato anche dopo la scadenza, magari perdendo un po' gusto o fragranza, senza alcun problema.
  • Facciamo la lista della spesa prima di andare a fare acquisti e rispettiamola in modo da acquistare solo ciò che ci serve veramente e non eccedere;
  • Pianifichiamo i menù settimanali in modo da non far andare a male in frigo gli alimenti facilmente deperibili (frutta e verdura);
  • Impariamo ad utilizzare in modo alternativo gli avanzi dei pasti o come creare piatti con gli ingredienti disponibili. Basta un po' di fantasia e sono ormai molti i blog e le trasmissioni (ad esempio “Recupera con gusto” in onda su Telenuovo) che propongono ricette per gli avanzi e consigli per l’autoproduzione.
  • Mangiamo solo quello di cui abbiamo bisogno in equilibrio con i nostri fabbisogni energetici, senza eccedere nella preparazione. Salva il cibo e la linea!
  • Non scegliamo frutta e verdura solo sulla base del loro aspetto! Prima di arrivare al banco del supermercato tonnellate di prodotti buonissimi vengono scartati solo perché non esteticamente perfetti. 

Alcune iniziative…..

Per fortuna sono già molte le iniziative che si danno da fare per promuovere una nuova consapevolezza verso il cibo ma anche per rendere concretamente possibile il salvataggio del cibo dalla pattumiera. Parliamo ad esempio di Last Minute Market (LMM), un’impresa sociale nata per affiancare le aziende della Grande Distribuzione Organizzata nel recupero delle eccedenze alimentari (e non solo) che così possono essere riutilizzate per fini sociali. Nella pratica LMM mette in contatto le aziende che hanno eccedenze alimentari con gli enti beneficiari (onlus del territorio, organizzazioni del terzo settore, ecc.), monitorando e valutando gli impatti positivi. Da LMM è nato Spreco zero, un progetto in collaborazione con l’Alma Mater Studiorum di Bologna, che ha l’obiettivo di promuovere buone pratiche di prevenzione degli sprechi alimentari.

Anche il digitale fa la sua parte. La app Too good to go permette ai commercianti che aderiscono all’iniziativa (dalle piccole botteghe di quartiere alla grande distribuzione) di comunicare la disponibilità di “box” con prodotti in vendita al banco, che a fine giornata non sono stati venduti e che altrimenti verrebbero buttati. Gli utenti che hanno scaricato la app possono individuare i locali che mettono a disposizione il sacchetto di prodotti invenduti a un terzo del prezzo originale, pagano tramite app e ritirano la box nella fascia oraria selezionata, A due anni dall’arrivo di Too good to go in Italia, l’app anti spreco ha raggiunto il traguardo di 2 milioni di magic box vendute nel nostro paese. E’ stato stimato che ogni pasto salvato grazie all’app permette di risparmiare 2,5 chili di anidride carbonica.

E di questi tempi poteva mancare un Pride?  A Torino è nato Food Pride, un progetto di contrasto allo spreco alimentare composto da enti e associazioni che insieme collaborano per il diritto al cibo. Cosa fanno? Organizzano laboratori di cucina sociale antispreco, raccolgono eccedenze nei negozi di quartiere e nei mercati rionali, redistribuiscono gli alimenti che andrebbero buttati a persone che vivono in condizione di marginalità e… tanto altro ancora!

Sull’economia circolare applicata al cibo c’è ancora molto da dire, da pensare, da inventare ma sicuramente c’è molto da fare iniziando dai piccoli accorgimenti e dalle buone pratiche di cui abbiamo parlato. 

 

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. 

E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.

(Francesco d’Assisi)

 

Per approfondire: